giovedì 4 settembre 2008

GOMORRA - ROBERTO SAVIANO




QUESTA RECENSIONE NON L'HO SCRITTA IO , MA AVENDO LETTO IL LIBRO PENSO SIA UNA BUONA RECENSIONE E UN MODO X FARLO CONOSCERE A CHI PASSA DAL MIO BLOG E NON L'HA ANCORA LETTO.

Gomorra, di Roberto Saviano e' un libro inusuale. Lo definirei un’analisi approfondita della camorra italiana. A tratti forse romanzata ma sicuramente uno scritto importante per capire come ‘il sistema’ (nominata tale dallo stesso scrittore) è organizzato ed in quali rami opera.


Scopriamo che il sistema non sono ha un’organizzazione formidabile dove non esiste una struttura centralizzata di una o più famiglie che controllano il territorio ma utilizza una forma di lavoro più simile al franchising. Le famiglie ci sono sempre e si occupano dei grandi affari ma poi per la produzione ad esempio dell’abbigliamento ‘tarocco’ viene delegata l’organizzazione alla piccola imprenditoria e naturalmente 'le famiglie' garantiscono il credito finanziario a tutta questa rete di nuovi piccoli impresari.


Saviano ci fa vedere uno spaccato della nostra Italia schifosa ed imputridita da interessi personali, dove le persone si scannanno per la bramosia di potere. Dove non importa se le proprie terre vengono inquinate da rifiuti tossici che nessuno vuole. Parla di persone che con il denaro coprono e mettono a tacere tutto, che sanno giocare sporco fin dai primi passaggi con assunzioni ‘pilotate’ e appalti truccati e ci fa capire che il sistema è ovunque intorno a noi. Il meccanismo funziona perfettamente arrivando a controllare appalti pubblici e privati ed il contrabbando delle commesse tessili del nord per la produzione delle grandi firme della moda.


Il libro è scorrevole. Mi sono piaciute le descrizioni del porto di Napoli e non mancano storie divertenti sui boss come quello che racconta di un 'capo famiglia' che si fa costruire una villa identica a Toni Montana in ‘Scarface’, molto divertente anche la parte dove lo scrittore indica i vari ‘soprannomi’ usati per identificare i malavitosi.


Trovo che Roberto Saviano sia uno scrittore con un coraggio straordinario. Oggi fa parte del gruppo di ricercatori dell’Osservatorio della camorra e l’illegalità e collabora con vari giornali come ‘il manifesto’ e ‘il corriere del Mezzogiorno’.


Da vedere i vari articoli apparsi su Nazioneindiana.com


Frase preferita: “Quando vado al molo di Bausan ho la sensazione di vedere da dove passano tutte le merci prodotte per l’umana specie. Dove trascorrono l’ultima notte prima di essere vendute. Come fissare l’origine del mondo.”


“Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato

ENZO BIAGI HA DETTO :
Mi incuriosiva però quanto mi diceva Loris Mazzetti che lo aveva conosciuto a Roma: “C’è in circolazione un libro scritto da un ragazzo di 28 anni che ha venduto più di 700 mila copie, soprattutto tra i giovani, che sta facendo più danni alla camorra che anni di guerra dello Stato. Per questo, oggi l’autore vive sotto scorta”.

Mi è parsa una storia da raccontare, anzi ho pensato che doveva essere la prima intervista del mio ritorno dopo cinque anni in televisione. Così ho letto ‘Gomorra’.

Dovevo pur documentarmi. La prima impressione è stata che mi trovavo di fronte a uno scrittore, vero, e, per quel che conta il mio giudizio, con un grande avvenire davanti. Qualcuno ha detto che è facile raggiungere il successo, difficile mantenerlo. In questo caso, non credo. Piuttosto, il problema di Roberto sarà che in questo Paese il successo non te lo perdonano ed esistono sempre i critici paludati i cui libri, magari, non raggiungono le cinquemila copie di tiratura. La mia età mi ha permesso di trasmettere a Saviano questa modesta opinione e la raccomandazione, a un ragazzo di cui potrei essere nonno, di aspettarsi l’invidia e di non prendersela troppo. Al di là delle sue indubbie capacità di scrittura, colpisce il carattere di un ventenne che comincia ad interessarsi alle vicende di camorra, a seguire i processi, a studiare le carte, a frequentare gli ambienti malavitosi della sua terra con lo scopo di capire e poi raccontare. Ed è stato proprio questo a creargli dei problemi. Roberto Saviano non solo ha ‘denudato il mostro’, ma l’ha saputo spiegare come finora nessuno. Mi è venuto subito in mente uno scrittore che ho molto amato, di cui sono stato amico, Leonardo Sciascia: quanto lui ha saputo narrare la sua Sicilia e le storie di mafia così Saviano è lo scrittore per eccellenza di Napoli e della camorra.

Ho voluto, prima di entrare in studio, passare qualche ora con Roberto, non solo per dargli un po’ dell’esperienza di un vecchio signore, ma per conoscerlo e cercare di capire che cosa spinge un giovane a rinunciare alla propria libertà, a vivere come tutti i coetanei, incontrare la sua ragazza, andare al cinema, prendere un aereo, cenare con gli amici. La prima risposta l’ho avuta dai suoi occhi, intelligenti e curiosi che mi hanno frugato forse per spiegarsi il perché di quell’invito. Chi mi conosce sa che sono abituato a trascorrere con i miei ospiti il tempo necessario per la trasmissione, ma stavolta avrei voluto che la colazione con Roberto, poi il caffè, durassero di più. Anzi, spero che mantenga la promessa di tornare a trovarmi, magari quest’estate in campagna, così avremmo la possibilità di continuare quel discorso cominciato a casa di mia figlia Bice. Dai giovani, anche alla mia età, c’è sempre da imparare. Da Roberto Saviano un po’ di più.

E’ arrivato poi il momento dell’intervista e dalla sua prima risposta ho capito che avevo ragione ad aver voluto inaugurare ‘RT’ con lui. Poco prima ci eravamo messi d’accordo sul finale: gli avrei chiesto se voleva aggiungere qualcosa e lui, che aveva il suo libro infilato tra il bracciolo e lo schienale della poltrona, ne avrebbe letto qualche riga. Invece, a quella mia domanda Saviano ha risposto: “Sono felice di aver potuto dialogare con lei. Se questo è possibile, forse in questo Paese qualcosa è ancora possibile fare.”

E’ stato il più bel ‘bentornato’ che ho ricevuto. Grazie, Roberto.

Scritto da Enzo Biagi per il festival della letteratura di Massenzio in occasione della partecipazione di Roberto Saviano il 21 Giugno 2007

p.s: Roberto Saviano, 28 anni, giornalista e scrittore napoletano, vive blindato da 23 mesi, cambiando continuamente domicilio da quando si è scoperto un progetto per eliminarlo del clan camorristico dei Casalesi. La sua colpa? Aver scritto il libro Gomorra, tradotto in 42 Paesi.



QUESTA è LA COPERTINA DEL LIBRO...ANCHE SE SPERO DI CUORE SIA GIà CONOSCIUTA DA CHIUNQUE !!!

2 commenti:

GràGrà ha detto...

vedi anche il film...è stupendo :)

mariella ha detto...

ciao grazia ...grazie x l'invito , ma già fatto quest'inverno....l'ho visto tra le ultime proiezioni che davano al cinema del mio paese e non ci puoi credere...nella sala eravamo solo io e mio marito , hanno acceso il proiettore solo per noi , tanto che ci sembrava così brutto per il gestore che gli abbiamo proposto di non mandarlo , che magari tornavamo in serata , ma lui gentile ha detto che andava bene cosi...il film è stato scioccante per me , senza contare che essendo siciliana ho visto i danni che la mafia fa da noi ,ma non so perchè ho sentito altri toni rispetto al libro , con tutta la violenza che c'era non mi ha provocato la stessa rabbia , infatti se ci fai caso i camorristi non perseguitano Garrone ( regista del film ) ma Saviano , il primo non ha voluto raccontare volutamente tutti i meccanismi di questa organizzazione , anche se già svelati dallo scrittore , se il film non era come volevano i camorristi sta sicura che non gli avrebbero permesso di girarlo a Scampia. Quindi mentre nel libro vedo tutta la libertà di espressione di una persona che ha perso la propria per denunciare , nel film vedo solo un'integrazione di immagini (ACCURATAMENTE SELEZIONATE...E LA STA LA BRAVURA DEL REGISTA ) a quello che è stato già detto SENZA PROVOCARE ULTERIORMENTE I PROTAGONISTI.